Speciale – Bleach e i suoi 15 anni

Conta ben 74 volumi, 686 capitoli, 16 stagioni televisive per un totale di 366 episodi, tradotto in più di 30 lingue. In qualunque modo vogliate vederlo, stiamo parlando di un’opera che resterà nella storia dei manga!

copertina speciale bleach

Era il 2001 in Giappone e Bleach è stato un vero e proprio boom, forse per i disegni carichi d’azione, per lo studio dei protagonisti (il “roscio” torna di moda!), per la varietà dei personaggi;  parlando di guerra, di morte e di amore, ci catapulta in un’atmosfera surreale frutto di uno scontro tra vecchio e nuovo.

Segue dei canoni mainstream: è incentrato sui combattimenti, la divisione in saghe, l’amore platonico mai confessato, ma soprattutto sul tema del superamento dei propri limiti – in ogni saga i protagonisti diventano sempre più forti e sono costretti ad affrontare avversari sempre più tenaci. Dotati di tecniche crudeli e discutibili, i “cattivi” generano degli scontri che ti tengono con gli occhi spalancati, soprattutto per la pressione psicologica che inducono. Ogni movimento, ogni parola, ogni sguardo scambiato è frutto di un piano ben specifico per far crollare l’avversario.

Ecco forse è proprio questo il punto forte di Bleach: la psicologia dei personaggi usata come arma!

bleach candegginaPartiamo dal titolo, la cui traduzione dall’inglese è “candeggina”: l’autore voleva richiamare il significato della parola “white” (bianco), inizialmente scelta proprio come titolo, ma scartata dall’autore per banalità. La candeggina, come sappiamo tutti, disinfetta e purifica, non a caso quindi tutta la trama ruota attorno agli dei della morte: gli Shinigami.

Protagonista assoluto è Ichigo Kurosaki, uno studente liceale dai capelli rossi e dal carattere solitario e scontroso, reduce da un passato drammatico e poco nitido che una sera s’imbatte in una shinigami ferita – Rukia Kuchiki , la quale gli propone di prendere metà del suo potere per sconfiggere un Hollow, ossia un’anima dannata. Nella prima parte della storia ci viene spiegato che questi dei hanno un compito preciso: eliminare tutte le anime che si sono trasformate – a causa della rabbia o del rancore – in esseri mostruosi. Ichigo accetta, ma inaspettatamente finisce per assorbire tutto il potere di Rukia, diventando uno shinigami a tutti gli effetti. Toccherà dunque a lui assolvere la missione della dea, almeno finché a quest’ultima non torneranno i suoi poteri.

bleach 1

Questo, ragazzi miei, è solo l’inizio: la parte scontata è che il roscio protagonista lascerà tutti allibiti per le sue abilità innate, verrà messo alla prova inizialmente proprio nel mondo degli dei della morte – la Soul Society – dove scopre la loro organizzazione in vari gotei, cioè delle compagnie con capitani dalle incredibili capacità. Verranno a galla vari nemici nascosti tra i ranghi e l’esistenza di molteplici mondi.

In tutte le saghe questi dei della morte si trovano a far fronte organizzazioni di creature che vogliono vendetta, riconquistare il dominio o con dei traditori storici che tornano alla ribalta (similmente a Dragon ball o One piece). Un punto a favore dell’opera è sicuramente la caratterizzazione degli shinigami: nonostante abbia cavalcato l’ondata dei manga che li vede come protagonisti (da Death note, a Soul Eater, per arrivare anche a D.Gray Man), questi sono davvero ben costruiti. Non tanto come fattezze (sono esseri più o meno umanoidi), ma per i loro poteri e le armi che usano: ognuno di loro ha una spada – la zampakuto – che infligge sull’avversario delle vere e proprie pene. Ogni arma ha la capacità di effettuate anche colpi più evoluti; il primo potenziamento è lo shikai, il suo “upgrade” è il bankai, con potenza relativa al reiatsu – energia spirituale – che possiede il soggetto.

Tra shinigami e armi c’è un rapporto molto più che materiale, non per soli scopi bellici: le zampakuto hanno un nome proprio che il proprietario deve scoprire entrandoci in contatto, o non potrà mai usarla. Possiedono un’anima (può avere vari aspetti, a volte umanoide altre più simile a spiriti animali) legata intimamente a chi le possiede e ai colpi inferti, che consistono in una sorta di evocazioni e sono decisamente affini alla personalità dello shinigami. Se penso alla prima volta che il comandante Byakuya Kuchiki ha usato la sua “Senbonzakura” (ossia mille fiori di ciliegio), pronunciando “disperditi”e facendo dividere la katana in mille lame che seguivano la traiettoria dei suddetti fiori di ciliegio -, ho ancora la pelle d’oca.

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Ora, fare un riassunto per chi non ha seguito tutte le vicende risulta un impresa titanica, mentre se andassi a toccare tutte le note dolenti, che per forza di cose hanno intaccato l’opera, farei scendere lacrime amare a chi sta aspettando l’ultimo numero. Personalmente posso dirvi che ho apprezzato molto tutte le saghe, eccetto quella del sostituto shinigami scomparso: l’ho trovata lenta, un po’ forzata e povera dei personaggi affascinanti che hanno caratterizzato le altre. Purtroppo è un’opera che ha risentito della cadenza trimestrale e della sua stessa durata (a differenza di altre come One Piece che ad ogni volume non demorde!), inoltre i numeri sono così scorrevoli e usciti ad una distanza così ampia di tempo tra loro, che a volte Bleach è sembrata una presenza aleatoria nella mia libreria! Fortunatamente con l’ultima saga, quella che conclude l’opera, c’è stata una buona ripresa. Per chi ha seguito finora: i Quincy sono fantastici ammettetelo! Yhwach è quel nemico dal fascino quasi giusto, che ci lascia in bilico nella scelta da che parte stare e ora siamo qui, ad attendere la conclusione!

Non posso a questo punto che omaggiare un paio di personaggi che non vorrei mai lasciare. Partiamo dal fatto che se pensate che non ci sia niente di più cinico e distorto della mente di Cersei Lannister de Il Trono di Spade, o più sclerato e perverso di Joker, allora dovete assolutamente fare la conoscenza del generale Mayuri Kurotsuchi.


Stiamo parlando di un ricercatore che ha il vero e proprio ruolo dello scienziato pazzo, è uno dei personaggi più sadici e crudeli dell’intera serie nonostante sia dalla parte dei “buoni”, vede tutti i suoi compagni non come esseri viventi ma solo come cavie da analizzare, includendo addirittura se stesso! Non ha rispetto per gli altri e trasforma i suoi sottoposti in vere e proprie bombe umane con il solo scopo di sconfiggere e mettere alla prova altre creature, sui quali corpi non smetterà di fare ricerche e prove.

Il viso di Mayuri ricorda quello di un teschio, ha un trucco simile ad una maschera e ha l’aspetto meno umanoide rispetto a tutti gli altri personaggi simili agli umani. Le sue unghie sono tinte di blu, come i suoi capelli, tranne quella del dito medio della mano destra, decisamente più lunga delle altre (come un dito stesso!). Sul capo porta un cappello bianco a due punte rivolto verso destra e attorno al collo un largo foulard color viola – questo è l’aspetto iniziale-. Dopo ogni scontro usa la capacità acquisita di rigenerare il suo corpo, facendo sparire le modifiche subite. Nonostante questo sembra sia privo di una normale struttura delle orecchie.

Memorabile il suo scontro con Szayel Aporro, nell’hueco mundo, in cui fa uso di un veleno che ha il potere di dilatare la percezione del tempo di milioni di volte, dando la sensazione all’avversario che un secondo duri cento anni, regalandogli una morte atroce e lentissima.

«L’essere perfetto? Non esiste niente di perfetto a questo mondo. So che è una frase da clichè ma è la verità. Gli esseri mediocri anelano alla perfezione. Però, che senso ha la perfezione? Non uno che sia uno. Io odio la perfezione. Qualcosa di perfetto è insuperabile. Non lascia spazio a modifiche né a miglioramenti. Cioè non dà possibilità di espressione alla conoscenza e al talento. Lo capisci? Per noi scienziati la perfezione è disperazione. Creare qualcosa di infinitamente più meraviglioso di qualsiasi cosa esistita finora, che però non sarà mai perfetto. La creatura chiamata scienziato deve continuare costantemente a ricercare l’estasi della creazione mentre è divorato dal tormento che gli causa questa antinomia.» Mayuri docet.

L’altro personaggio emblematico che mi mancherà terribilmente è senza ombra di dubbio Kenpachi Zaraki, forse il più caratteristico di tutta la serie.

Decisamente alto e slanciato, ha cicatrici per tutto il corpo, volto compreso. Indossa una benda nera su un occhio e porta i capelli abbastanza lunghi, raccolti in trecce con dei campanelli. È il capitano del Gotei 11, compagnia di teste calde e guerrieri che amano lo scontro senza mezze misure, ama fare solo due cose: uccidere e farsi picchiare rasentando la morte, tutto per vedere la faccia degli avversari, mentre ride soddisfatto. Ad ogni scontro che lo rende quasi un cadavere diventa sempre più forte.

Zaraki combatte con la forza bruta, gode delle sue ferite e si prende continuamente gioco del nemico di turno  incitando a ferirlo. La “tecnica” che lo contraddistingue è che mentre gli altri shinigami usano le zampakuto con colpi ben specifici, lui si scaglia sull’avversario urlando, brandendo una katana quasi arrugginita (pensate che il suo bankai si vedrà solo nel penultimo numero!). Cerca solo scontri divertenti, in cui lui stesso debba trovarsi in svantaggio, infatti a questo servono la benda sull’occhio e i campanelli tra i capelli: a sigillare la sua potenza e a far capire i suoi movimenti all’avversario. È cultore per eccellenza del “taglia e squarta”, combatte ridendo, impugnando la sua spada corrosa, indossando abiti strappati e intrisi del sangue di chissà quanti duelli. Trapassato, spacciato, accecato, spezzettato, Zaraki combatte, SEMPRE!

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«Sanità mentale? Spiacente, non ricordo di aver mai avuto un simile fastidio!» Kenpachi.

Tite Kubo, autore dell’opera a cui dedicheremo presto uno speciale, suggerisce in ogni tavola creata la sensazione di vivere in un’atmosfera surreale. Riesce a caratterizzare ogni personaggio passando per religione e storia, sfruttando l’intreccio proprio l’intreccio di quest’ultima per una ricerca approfondita sul passato. È un manga fatto di piccoli dettagli, che ad una prima lettura sfuggono e poi tornano, creando una specie di effetto spoiler che alla fine ci fa accendere la lampadina. Non mancano corpi femminili dotati di gran mercanzia e gag divertenti!

Vale la pena vivere Bleach, vale la pena criticarlo, vale la pena rileggerlo senza interruzioni editoriali e vale la pena ammirare tutti quegli scontri studiati al dettaglio. Del manga, edito dalla Panini Comics, hanno fatto varie ristampe (le prime ormai rare), di cui una serie GOLD. Per quanto riguarda l’anime non ve lo consiglio, se da un lato è vero che traspone molto meglio del manga le scene di combattimento, dall’altro purtroppo è pieno di episodi riempitivi (filler) e non ha un vero finale, infatti è stato terminato prima che l’autore concludesse l’opera a fumetti.

E ora aspettiamo l’atteso numero 74!

Saki

 

Saki

Cuore giapponese in un corpo italiano, leggo manga dalla più tenera età e sogno ancora di cavalcare Falcor! Curiosa fino allo sfinimento, sono pronta a parlarvi delle mie scoperte!

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  • […] Chi segue uno dei mainstream attualmente tra i più famosi, sarà stato ben felice di apprendere la notizia che al Lucca Comics & Games di quest’anno, la Panini porterà come ospite niente di meno che Tite Kubo! Il suono nome è lo pseudonimo di Norimaki Kubo, nato ad Hiroshima del 1977, è divenuto famoso oltre i confini del Giappone grazie al popolare Bleach. […]

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