Sense8, parliamone

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Se state leggendo queste righe su un sito che si chiama MegaNerd è perché, anche se non lo ammettete, almeno un po’ nerd lo siete.
E non potete fregiarvi di questo appellativo se non conoscete la serie tv Sense8.
Tutto il mondo nerd è in lutto per la cancellazione di questo innovativo show e ne chiede a gran voce una degna conclusione, anche solo con un film per la televisione.

Ma facciamo un passo indietro, per cercare di capire cos’ha di speciale e se merita la visione, pur sapendo che probabilmente non sapremo mai come andrà a finire.
La serie è stata fortemente voluta dalle sorelle Wachowski con lo scopo di replicare il successo e l’innovazione della loro opera più famosa – Matrix – in ambito televisivo.
A questo scopo iniziano a collaborare con lo scrittore J. Michael Straczynski (quest’ultimo lo ricordo con piacere soprattutto per le storie di Spider-Man in collaborazione con John Romita Junior, ma è autore di numerose sceneggiature per il cinema e la televisione), per poi vendere a Netflix.
Tornano quindi le tematiche a loro più care: dalla connessione tra le persone (affrontata anche in Cloud Atlas), alla percezione della realtà (Matrix), passando per il patrimonio genetico e l’evoluzione umana (Jupiter Ascending).

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La trama verte su un gruppo di otto persone, sparse per il mondo, che pur non conoscendosi di persona, sono in grado di percepire le sensazioni reciproche, perché unite da un forte legame psichico, talmente profondo da
permettere loro, inoltre, di prendere il controllo del corpo di un membro del gruppo per aiutarlo in caso di difficoltà.
Questi “Sensate”, sono inseguiti da un’enigmatico cacciatore che possiede i loro stessi poteri e che utilizzerà qualsiasi mezzo per cercare di eliminarli/catturarli.

Molte altre tematiche vengono affrontate sfruttando gli otto protagonisti: religione, politica, vendetta, diversità, criminalità, adulterio, ecc. Tutto questo dà alla sceneggiatura una buona dose di varietà e di ritmo, per quanto una delle critiche più frequenti sia l’eccessiva lentezza della prima stagione. Critica con la quale non sono d’accordo, ma che sembra essere stata ascoltata da Lana – quasi unica autrice – per la seconda serie.

La realizzazione dello show è stata molto particolare e impegnativa, sia a livello produttivo che economico. Infatti è stato proprio l’eccessivo costo per episodio a decretarne la fine. Le riprese si sono svolte in molte location contemporaneamente ed è stato necessario l’affiancamento di altri registi (Tom Tykwer, James McTeigue e Dan Glass).

I valori produttivi sono stati molto alti e il budget a disposizione degli ideatori è ravvisabile in ogni comparto. Fotografia affidata a John Toll, già collaboratore in passato delle sorelle Wacho. Molto belle anche le scenografie e i costumi. Passando alla performance del cast, vi posso assicurare che sono per la maggior parte tutti bravi attori, perfettamente a loro agio nelle parti assegnate, tranne forse Brian J. Smith, che interpreta Will. La mia preferita è Sun, ruolo affidato alla brava e atletica Doona Bae, protagonista delle immancabili scene di arti marziali tanto care alle sister.

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Abbiamo parlato della trama, abbiamo parlato della produzione e degli attori, ma ho lasciato volutamente per ultimo l’aspetto di questa serie che ritengo più innovativo in assoluto. E non parlo del tema della diversità, che sinceramente in alcuni frangenti è persino pedante (sopratutto nella storia di Lito e nello speciale di Natale), ma del modo in cui le sorelle hanno superato la necessità di creare un personaggio che faccia da Deus Ex Machina.

Se analizziamo la quasi totalità degli eroi del grande e piccolo schermo, sono sempre personaggi che in un momento preciso della narrazione risolvono la situazione grazie alle loro doti fuori dal comune – di cui prendono coscienza nel momento clou – e questo li rende in grado di sconfiggere l’antagonista di turno.

La genialata qui consiste nell’usare un gruppo di personaggi, ciascuno con un talento particolare, sfruttando le caratteristiche di ogni Sensate al momento opportuno, senza però creare quella sensazione di risoluzione facile delle difficoltà tipica delle produzioni simili.

Quindi avremo un attore omosessuale super esperto di arti marziali e informatica, oppure un politico in grado di usare la chimica e all’occorrenza eseguire un perfetto furto con scasso, e via così, con tutte le combinazioni più fantasiose.
Applausi per la pensata.

Sense8 ha sicuramente dei difetti, ma alla domanda se merita di essere vista nonostante la cancellazione, io rispondo: Sì, assolutamente!

Sì, perché è avvincente, è originale, è ben realizzata e interpretata, ma soprattutto è innovativa. Da questo momento, tutti dovranno fare i conti con essa proprio come quando usci Matrix.

 Alessandro Armiento da ilnerdaccasato.blogspot.it

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