[Recensione] L’inganno, il nuovo film di Sofia Coppola

 

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Sofia Coppola
, enfant prodige della Hollywood che sa fare dell’indie un fenomeno – quasi – da blockbuster è tornata a occuparsi dei microcosmi femminili a lei così cari e ha scelto di farlo con L’Inganno, suggestivo adattamento di A Painted Devil, romanzo di Thomas P. Cullinan, già portato sul grande schermo con La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel.

In un internato femminile dislocato nel profondo Sud, in pieno svolgimento della Guerra di Secessione, un soldato nordista trovato ferito nelle vicinanze di un collegio, verrà condotto da una delle fanciulle all’interno della loro dimora, dove sarà curato e lasciato a trascorrere la propria convalescenza.

In un ambiente popolato solo da donne, dove gli equilibri – per antonomasia – sono sempre precari, la presenza di un uomo piacente (Colin Farrell), non tarderà a portare scompiglio e a innescare innamoramenti, più o meno innocenti, gelosie e rivalità. La tensione diventerà ingestibile sino a trasformare una piccola oasi, che l’etichetta del tempo impone felice, in una trincea,  dove l’oggetto del desiderio verrà sacrificato in nome di una ritrovata armonia.

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Sofia Coppola ha da sempre la strabiliante capacità di restituire agli spettatori le dinamiche dell’universo femminile, cogliendone gli aspetti caratterizzati da crudele beltà. Così L’Inganno si unisce, con un morbido nastro di seta, al Giardino delle Vergini Suicide e Marie Antoinette, pellicole che hanno esposto al pubblico una delicata svestizione dell’animo femminile, toccandone gli aspetti più fragili e intimi. Nondimeno tre film in cui Kirsten Dunst, la musa bionda di Sofia Coppola, è il fiore prediletto che la regista ammira, coglie, osserva sfiorire seguendone avidamente le evoluzioni con la macchina da presa.

L’Inganno ci conduce con accattivante leggerezza in un ambiente ovattato dove le giornate sono scandite dallo studio del francese, il ricamo e la preghiera. Sotto la guida di Miss Martha (una bravissima Nicole Kidman), le ragazze non riusciranno a trattenere l’eccitazione provocata dalla presenza del Caporale, confinato in una stanza a riposare.

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Ognuna a suo modo cercherà di catturare per sé l’attenzione di un uomo che non riesce a rimanere impassibile e distaccato e non sdegna le cure delle giovani, soprattutto di Edwina Dabney (Kirsten Dunst), colei che si occupa delle ragazze insieme alla direttrice.

Nel luogo in cui ad essere predilette sono le educate maniere, Sofia Coppola si muove scientemente, cercando gli sguardi e le posture – in quello che appare alla stregua di un teatro di posa – con ossessiva attenzione per i movimenti e le abitudini che si consumano tra le mura e nei giardini dell’internato. Tuttavia, la presenza di un uomo è tanto il perno attorno a cui ruota la storia, quanto il tasto dolente del film.

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Colin Farrell soffre, in primo luogo, il paragone con chi prima di lui, ha indossato i panni del caporale John McBurney, ovvero Clint Eastwood. Certo, questo interessa solo chi ha visto il film di Don Siegel, bello e da recuperare – se non lo avete già fatto – in cui il regista predilige l’aspetto dell’isteria femminile che capitola verso il martirio di Eastwood. Sofia Coppola segue un’altra strada: allentare i corsetti delle sue ragazze, equivale a liberarne quanto basta il desiderio sessuale, che si differenzia a seconda dell’età e del livello di castrazione puritana – chiaramente maggiore per chi è più matura.

Ed è proprio questo aspetto a portare al secondo difetto – se così si può chiamare – de L’Inganno. Quando i corsetti si allentano, la Coppola deve cambiare registro perché la trama glielo impone, ma si avverte uno strappo fin troppo drastico, come se mancasse qualcosa. Tutta l’attenzione maniacale alla memoria del mistero femminile di cui gli uomini sembrano non possedere mai la chiave, come ci hanno insegnato le sorelle Lisbon, di colpo viene meno. Per dirla in altre parole: la tensione che, sin dai primi minuti si taglia con il coltello, svanisce e lascia il passo alla soluzione escogitata da Miss Martha per risolvere le gravi complicazioni insorte.

L’Inganno è un bel film che conferma Sofia Coppola come uno dei pochi registi in grado di garantire ogni volta un’efficace e creativa incursione nel mondo femminile.

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Che si tratti di una fuga dal martirio della perfezione ne Il Giardino delle Vergini Suicide, di salvare dalla condanna della storia Maria Antonietta, di amori soffusi dall’altra parte del mondo in Lost in Translation, Sofia Coppola si dimostra straordinariamente talentosa sia come sceneggiatrice che come regista.

Se a ciò si aggiunge la fotografia di Philippe Le Sourd e un cast eccezionale, oltre ai citati Farrell, Kidman e Dunst, la Coppola ricoinvolge l’iconica Elle Fanning (già giovanissima protagonista in Somewhere). Da segnalare anche la presenza di Angourie Rice, che fa presagire l’entrata di una nuova protetta nel cuore della regista.

L’Inganno merita assolutamente di essere visto perché è un film che saprà incantarvi e, se della Guerra Civile non vi farà avvertire che l’eco dei cannoni, in compenso saprà portarvi in trincea, dove le donne si riveleranno più pericolose di un plotone d’esecuzione sudista per l’incarnazione del maschile, per il Caporale Mc Burney.

Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

 

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L’INGANNO
The Beguiled

Regia: Sofia Coppola
Cast:  Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence
Paese: USA
Durata: 91 minuti
Casa di produzione: American Zoetrope
Distribuzione Italia: Universal Pictures
Data di uscita Italia: 21 settembre 2017

Voto: 7,5

 

 

Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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