[Recensione] La Forma della Voce

Dopo il successo del manga pubblicato da Star Comics, arriva finalmente in Italia il lungometraggio animato tratto da A Silent Voice di Yoshitoki Oima, nominato come miglior opera al Premio Kodansha per i manga e al Premio culturale Osamu Tezuka, la Kyoto Animation ci arriva dritto al cuore.

Scritto da Reiko Yoshida e diretto da Naoko Yamada, La forma della voce ha ottenuto 20 milioni di dollari ai botteghini giapponesi, ben 5 milioni in soli due weekend in Cina ed è stato presentato con successo al Future film festival 2017.

Un film poetico, delicato e romantico, si assume con coraggio il peso di trattare una delle tematiche più controverse degli ultimi anni, il bullismo. Ma non solo.

Del tutto giovanile e decisamente attuale, il film si apre con My Generation. Mentre ascoltiamo gli Who che creano il giusto mood, ci ritroviamo nella sesta elementare di un ordinaria scuola di città.

Come in tutte le classi, emerge la presenza di un ragazzino più vivace e irruento degli altri, capobanda e prepotente, Shoya Ishida. È spavaldo e spettinato, cerca ogni giorno di vincere la noia della scuola con prove di coraggio insieme ai suoi compagni, spesso a discapito dei più deboli.

La loro vita cambierà radicalmente quando arriverà in classe una nuova alunna, Shoko Nishimiya, una bambina sorda dalla nascita che comunica tramite un quaderno di appunti.

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Per esperienza sappiamo che i bambini, per molto tempo, conservano tanto dell’istinto primario che gli permette di primeggiare sui compagni. È un istinto quasi animalesco che li porta sempre a sacrificare i più buoni: sanno cos’è giusto e cos’è sbagliato, ma “nel branco” vince il più forte.

E mentre c’è chi vive e cresce per la sua strada, tra i vari compiti e gli impegni quotidiani, c’è anche chi ha bisogno di sentirsi ammirato e apprezzato, temuto e lodato per i propri comportamenti.

Shoko e Shoya si trovano a condividere da subito lo stesso soprannome, Sho-chan, e presto condivideranno molto di più. Shoya non si fa scrupoli a mettere in imbarazzo la compagna, e lo fa nella maniera più subdola e crudele, facendola sentire ancora più “diversa” da loro per la sua disabilità.

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Vi siete mai chiesti come “ascoltano” il mondo i non udenti? Generalmente chi ha un senso alterato, affina e sviluppa in maniera maggiore gli altri sensi e questo permette a chi non vede di guardare, a chi non parla di comunicare e a chi non sente di ascoltare. Shoko non è un ragazza debole, vuole lottare al meglio delle sue forze, ma il suo handicap la fa sentire terribilmente in colpa. È continuamente dispiaciuta, perché sa che gli altri devono fare uno sforzo maggiore per comunicare con lei, la sua presenza rallenta qualsiasi tipo di interazione e – cosa ben peggiore – percepisce la tristezza di chi le sta accanto. Così, ai crudi atti di bullismo, reagisce chiedendo scusa e mostrandosi sempre pronta ad allacciare nuove amicizie. I suoi compagni, a loro volta, si trovano in difficoltà a capirla e aiutarla: da bambini non comprendono il suo modo di stare “sola”, non possono immedesimarsi in lei e si trovano a ridere e a essere complici di Shoya.

Gli atti di bullismo raggiungono l’apice quando l’apparecchio acustico della ragazza viene gettato fuori dalla finestra, finendo nel laghetto della scuola. Il preside e i professori, giunti al limite, decidono di prendere provvedimenti sospendendo Shoya, che apparentemente è l’unico responsabile, trasferendo contemporaneamente Shoko in una classe speciale.

Da questo momento per Shoya c’è un netto cambiamento di vita: dopo essersi reso conto della sofferenza causata, viene additato come “il bambino cattivo”, colui che è meglio che muoia, il diavolo da cui stare alla larga, il mostro senza un briciolo di cuore.

A quell’età non si riesce a dare il giusto peso alle parole, sia a quelle che si pronunciano che a quelle che si ascoltano. Quando un bambino è davvero cattivo? Cos’è la cattiveria? E di chi è la colpa? Il ragazzino si ritrova completamente isolato e solo, non viene più considerato da nessuno, anzi è diventato lui stesso vittima di atti di bullismo. Shoya non è come Shoko, lui ha un enorme senso di colpa alle spalle e comincia a vivere una specie di sordità volontaria, verso tutto e tutti. Non ha più coraggio di guardare qualcuno negli occhi, non si sente degno di avere un amico e cresce con l’idea che sia giusto che resti da solo.

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Perdere la volontà di comunicare e ascoltare “volontariamente” è forse  peggio di un danno fisiologico vero e proprio.

Le coincidenze della vita legano questi due ragazzi in maniera brutale e poetica al tempo stesso, segnati da cicatrici indelebili inaspettatamente s’incontrano dopo anni, allo stesso istituto di scuole superiori. Imbattendosi in Shoko, Shoya si sente un colpo dritto nell’anima, quasi soffocato dalla sua presenza è pronto a chiedere scusa per tutto, lasciandoci di sasso comunicando con lei con il linguaggio dei segni. Talmente forte era stato il senso di colpa, che il ragazzo aveva imparato come poter  parlare a chi non può sentire le parole.

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È una scena da brividi sulla pelle. Personalmente sono rimasta incollata allo schermo per due ore intere di film, tuttora mi sento toccata e allo stesso tempo consolata. È una storia che fa riflettere sull’infanzia e l’adolescenza: per protezione tendiamo a dimenticare avvenimenti che ci hanno fatto soffrire molto. Il tempo ci aiuta, ma a volte arriva quel fulmine a ciel sereno che ti ricorda del passato, ti fa presente tutto quello che hai lasciato dietro, ciò che eravamo e chi c’era accanto a noi quando almeno una volta ci siamo sentiti esclusi e diversi.

Avete mai provato a chiedere a un bambino cos’è l’amicizia? Anzi, voi stessi, secondo le vostre esperienze, sapreste definire cos’è? Non è un patto, nemmeno una scelta, meno che mai un obbligo. In qualsiasi fascia di età nasca e duri nel tempo, è un qualcosa che va oltre le parole e la logica stessa. Già da bambini lottiamo per avere un amico, e tutto ciò che ha scaldato quel senso di solitudine resterà sempre vivo in noi.

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Giungiamo così al senso del titolo stesso, che forma ha la voce? Non ne ha una. Scegliamo quali strumenti usare, come e quando,  solo ed esclusivamente perché c’è una grossa volontà di base: la voglia di comunicare! Questo permette di andare oltre i problemi di lingua, di comprensione, di handicap e di blocco psicologico. Il film non è solo incentrato sul bullismo, in maniera delicata ci fa entrare nella sfera dei difficili rapporti tra adolescenti. Partendo dalla sordità di Shoko, tratta le innumerevoli sfaccettature di chi sta crescendo e sappiamo tutti che crescere – poiché è un processo che non ha fine  – è la cosa più difficile da affrontare. Il rapporto coi genitori, la scuola, l’amicizia e l’amore sono tutte fiamme che ci forgiano, ci plasmano e ci danno la nostra voce.
Guardatelo e riguardatelo fino alla fine, noi di MegaNerd gli diamo un bel 9 pieno!

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Saki

Cuore giapponese in un corpo italiano, leggo manga dalla più tenera età e sogno ancora di cavalcare Falcor! Curiosa fino allo sfinimento, sono pronta a parlarvi delle mie scoperte!

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