Death Note, il Film – Recensione

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L’attesa è finita. Basta avviare Netflix e non dovete fare nemmeno la fatica di cercare. Il film di Death Note è lì che vi aspetta.

Non sono una fan dell’opera originale del duo Oba/Obata, e ne abbiamo parlato qui in maniera approfondita del caso Death Note. Ho visto il film con sana curiosità da una parte, mentre dall’altra avevo già pronto il dente avvelenato che però ho deciso di non usare fino in fondo. Ho voluto dare una possibilità al film ispirato a Desu Noto

Death Note è un film diretto da Adam Wingard, regista di pellicole horror nella media attuale, vale a dire poca sostanza apprezzabile, nessuna paura, qualche inflessione ingenua verso lo splatter.

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Nel caso di Death Note, Wingard si è dovuto confrontare e scontrare con un caso editoriale prima e dell’animazione poi che, non solo in Giappone ma in mezzo mondo, ha avuto un successo gigantesco. Il regista sposta la storia dal Giappone a Seattle dove Light (Nat Wolff), un liceale senza particolari doti, dà vita a Kira insieme a Mia, dopo aver raccolto il Death Note, il quaderno che uccide, per il beffardo capriccio di un dio della morte, Ryuk, che glielo offre come se fosse acqua nel deserto.

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Confrontarsi con l’opera originale certo non era un progetto facile in partenza, ma non per questo bisogna ridurre tutto a un teen movie a sfondo horror. Non ne abbiamo già abbastanza caro Wingard? Death Note ha i suoi punti di forza e nel film sono smontati già dai primi minuti.

È essenziale comprendere che il protagonista originale, Light Yagami, è un giapponese fatto e finito. Le sue abitudini, il suo modo di relazionarsi con gli affetti e i terzi in genere è parte integrante ed è sostanza solida nella credibilità della storia. In questo caso abbiamo un liceale senza particolari doti e poi, perché siamo al liceo, Wingard? Se mi togli Light dall’università già me lo inquadri proprio in quel target da filmetto con i bulli ripetenti da uccidere in prima battuta. Coprotagonista è Mia (l’equivalente di Misa Amane). In questo caso Mia collabora da subito con Light per costruire l’identità di un dio della giustizia e si muove nell’ombra insieme con lui.

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Mia è un buon personaggio, è interpretata da Margaret Qualley, che se la cava a fare da spalla, ma dura poco. La storia non l’aiuta a ragionare e anche lei inizia a banalizzare il proprio modo d’agire.

Death Note di Tsugumi Oba e Takeshi Obata è cervellotico, una guerra tra menti geniali che si danno la caccia mentre l’uso distorto del libero arbitrio da parte di Light miete vittime senza pietà. È la noia di un Dio della Morte che si diverte a giocare con gli uomini e l’abnegazione di Misa Amane nei confronti dell’uomo che ama, e che la porta a compiere gesti estremi pur di aiutarlo. Il film prodotto da Netflix è, appunto, un prodotto.

Wingard s’incarta molto presto nel raccontare la storia e tutto diventa molto confuso. In questo caso, il ricorso agli espedienti horror che potrebbero concedere una seconda possibilità, stonano del tutto.

Tuttavia, ci sono due aspetti del film che vanno assolutamente salvati da questa confusione. Il primo riguarda lo shinigami Ryuk.

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Se volete vedere il film fatelo in lingua originale. La voce di Ryuk è quella del magnifico Willem Dafoe. La risata dello shinigami vale da sola la visione di Death Note. Il secondo è L., interpretato da Keith Stanfield, che riesce a restituire, almeno in piccola parte, l’alienazione geniale del personaggio originale.

La leggerezza con cui Light diventa Kira, il ballo del liceo, la ricerca di un assassino che si erge a dio della giustizia fanno dell’americano Death Note un B movie (come tale intendo di dubbia qualità) difettoso che non si merita la sufficienza. Peccato. Tuttavia se il giovane Wingard decidesse di fare uno spin-off su Ryuk, tiferei sicuramente per lui. Ryuk è fichissimo!

 

Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

 

death-note-netflixE voi che ne pensate? Fateci sapere le vostre impressioni nei commenti!

Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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