Noi siamo gli Addams (e ci amiamo per quello che siamo)

C’era una volta, allo 0001 di Cemetery Lane, una deliziosa villetta ombrosa, circondata da un incantevole cimitero decadente e da una tranquilla palude stagnante. Cosa ce ne importa di quello che pensano gli altri, noi ci amiamo per quello che siamo. Noi, miei cari signori, siamo gli Addams

 

addams 1Benarrivati in Casa Addams, dove una volta entrati, avrete due possibilità. Scappare a gambe levate per la paura o farvi adottare dalla famiglia più bella d’America.
Quella degli Addams è una storia bella e importante e certamente ci sentiamo tutti un po’ parte di questa famiglia americana, vuoi perché siamo cresciuti guardando lo splendido telefilm, vuoi perché siamo andati al cinema innamorandoci irrimediabilmente di Christina Ricci che interpretava Mercoledì.

 

Tuttavia dobbiamo andare più indietro di così. Molto di più.

Siamo negli Stati Uniti, precisamente negli anni Trenta. In questi anni, farà la sua prima apparizione il modello di società dei consumi che ben presto comincerà a diffondersi, anche in Europa, generando una cultura di massa che semplificherà molto i modelli culturali. La propagazione di nuovi mezzi di comunicazione di massa e di nuove forme d’intrattenimento e di evasione cominciano a modificare i comportamenti, le abitudini, la mentalità di strati sociali come la piccola e media borghesia urbana. Gli Stati Uniti si affacciano al ventesimo secolo imponendo a gran voce una simbologia pubblica, di forte intensità retorica ed emotiva, una vera e propria religione civile dell’“American Way of Life”.

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Lui è Charles Addams (1926-2002), il brillante fumettista che dalle pagine del New Yorker, il più importante quotidiano statunitense, in quegli anni si divertirà a sbeffeggiare l’ipocrisia della classe borghese e i suoi nuovi modelli di riferimento, contrapponendo a questa felicità forzata una “macabra normalità”. A lui dobbiamo la nascita della Famiglia Addams, una famiglia pacifica che ha tutto per possibilità e vive la sua quotidianità in un’atmosfera decadente, in armonia, e soprattutto, dove l’amore per i propri cari viene prima di tutto. Possiamo essere noi stessi senza paura di essere giudicati. Siamo una famiglia, ci accettiamo e ci vogliamo bene per quello che realmente siamo.

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La Tee and Charles Addams Foundation, raccoglie una buona parte delle quasi 1600 opere pubblicate dall’originale fumettista e ha permesso la costruzione di una panoramica completa sull’evoluzione dei personaggi e sulla nascita della famiglia che solo gradualmente si sviluppò dopo la nascita di ogni singolo componente.

Strambi, eccentrici e sinistri, inclini al lato oscuro, dotati di una leggera e deliziosa perfidia, vivono gioie e dolori come ogni famiglia, educano i bambini a prendersi cura dei loro piccoli animaletti (deliziosi cuccioli di drago), e si prendono cura della casa, che è il loro vanto.

Gli Addams, non ebbero un nome prima degli anni Sessanta, quando il successo delle vignette fu tale da indurre David Levy, produttore americano, a decidere di trasformarne le avventure in una serie televisiva che andò in onda sul canale ABC dal 1964 al 1966. Fu lo stesso Chalres Addams a scegliere i nomi per ciascun componente della famiglia, completando così, la creazione di alcuni tra i personaggi immaginari mediatici più noti e iconici della nostra epoca.

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Eccoli qui, alle prese con lo schiocco di dita più famoso del mondo,

Gomez, padre e marito devoto, vanitoso e infantile, adora giocare con i suoi trenini e le balestre. Morticia, bella e saggia (il vero capofamiglia), che si distingue per eleganza e proverbiale inclinazione per l’oscuro. Passa molto tempo nella serra, il suo orgoglio, dove alleva piante carnivore e splendidi steli di rose nere (cosa se ne dovrebbe fare dei boccioli?).

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I rampolli Addams, Mercoledì e Pugsley, rigorosa la prima, un vero monello il secondo. Mercoledì adora la sua bambola Maria Antonietta (ovviamente senza testa), Pugsley  gli esplosivi e i veleni.

Nonna Addams (Mammà), che nelle vignette nasce come madre di Morticia, ma nella serie viene presentata come madre di Gomez, è la padrona della cucina nonché maestra di pozioni e incantesimi d’ogni tipo.

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Fester, zio di Morticia nelle vignette e nella serie, poi fratello di Gomez nei film degli anni ’90, è il compagno di giochi dei bambini, dispensatore di energia elettrica e di dinamite qualora dovessero mancare dentro casa. Il caro Lurch, maggiordomo dalla proverbiale pazienza, a tutti gli effetti uno della famiglia.

Infine Mano, che accompagna gli Addams come un simpatico animaletto domestico. È davvero divertente cercare mano nelle strisce di Charles Addams, non si sa mai dove potrebbe nascondersi. Indimenticabili sono i parenti che ogni tanto giungono (non si sa bene da dove) a far visita. Tra tutti, non possiamo dimenticare di citare il cugino It e la sua strabiliante capigliatura.

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Charles Addams aveva il controllo totale sulla serie. Progettava e dipingeva le scene, scriveva i copioni, sceglieva ogni trama e vestiva i personaggi con costumi di sua ideazione. Umorismo nero e comicità a tutto spiano. 64 episodi conditi con fascinazione per i veleni, bagni di luna, visite inaspettate e risate di cuore sulla morte, che caratterizza ciascun protagonista, ma completamente esorcizzata e alleggerita.

Charles Addams inoltre, rappresenta gli antagonisti dei propri personaggi come una caricatura cinica del tipico borghese, pieno di ipocrisia e finto moralismo.

Gli Addams sono decisamente diversi dagli altri, ma non sono dei mostri, se non agli occhi di chi non sa fare altro che additare la diversità come negativa. L’autore dipinge, infatti, la sua famiglia immaginaria come una famiglia tenuta insieme da legami e tradizioni che si pongono come valori assolutamente positivi, sotto ogni punto di vista. Attraverso i suoi disegni e la trasposizione televisiva, Charles Addams ci parla con ironia e leggerezza di tematiche importanti, avvicinando noi, che adoriamo questa famiglia, all’esorcizzazione delle paure più recondite e al rifiuto dei pregiudizi e del terrore della diversità.

Non c’è produzione sugli Addams che non abbia avuto successo. Negli anni ’70 Hanna-Barbera produce una serie animata sorprendente sotto ogni punto di vista. Nata come spin off di un episodio di Scooby Doo, “Scooby Doo incontra la Famiglia Addams”, la serie riprende la caratterizzazione originale dei personaggi propria di Charles Addams ed è davvero spassosa.

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Con uno schiocco di dita in puro stile Addams arriviamo agli anni ‘90, quando l’allora esordiente Barry Sonnenfeld riuscì, con ottimi risultati, a portare al cinema gli Addams.

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Due pellicole divertenti, un cast stellare (basti pensare alla splendida Angelica Huston nei panni di Morticia) e un gran successo di pubblico. Cinico e sprezzante al punto giusto e con un intelligente filo conduttore che lega i due film. Zio Fester che torna in famiglia dopo una lunga assenza nel primo film, che prenderà moglie nel secondo.

Gli Addams sono così, non risentono dello scorrere del tempo e ancora sanno farci ridere in maniera sana e costruttiva. Ci hanno insegnato che la felicità non è su rivista patinata, che i modelli imposti come positivi sono stucchevoli e vuoti. Se oggi non ci va di sorridere e ci sentiamo come Mercoledì, perché dovrebbe essere sbagliato? Se ai panini del fast food preferiamo ancora i manicaretti fatti in casa dalla nonna, ai vestiti alla moda preferiamo un maglione vecchio e bucato, perché rinunciarci?

Se vi doveste sentire soli mentre siete voi stessi tranquilli. Ci saranno sempre gli Addams pronti ad accettarvi come uno di famiglia.  

Qualche anno fa, la casa editrice Logos ha pubblicato uno splendido volume raccogliendo moltissimo materiale sul lavoro di Charles Addams. È l’unica opera in lingua italiana reperibile che vi permetterà di saziare ogni curiosità sulla nostra Famiglia. Da avere e custodire gelosamente, ve lo garantisco.

 

Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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