Mastantuono: «Deadwood Dick, un’avventura straordinaria»

Corrado Mastantuono, uno dei più grandi fumettisti italiani, torna su MegaNerd per raccontarci come nasce il suo nuovo lavoro, Deadwood Dick, appena uscito per l’etichetta Audace della Sergio Bonelli Editore


Deadwood Dick è una delle più grandi novità dell’anno, per quanto riguarda la Sergio Bonelli Editore. Si tratta infatti del primo titolo dell’etichetta Audace, dedicata alle produzioni più mature della storica casa editrice milanese. Noi di MegaNerd abbiamo avuto il grande piacere di scambiare quattro chiacchiere con il disegnatore di questa miniserie, l’immenso Corrado Mastantuono, che torna sulle nostre pagine per raccontarci com’è nata questa nuova e incredibile avventura western, sotto il segno di Joe R. Lansdale.

Bentornato sulle nostre pagine, Corrado. Durante la nostra ultima chiacchierata ci avevi anticipato di essere al lavoro su un nuovo western targato Bonelli, ma non ci saremmo davvero mai immaginati che sarebbe stato tratto da un lavoro di Joe R. Lansdale. Puoi parlarci un po’ di Deadwood Dick?

È stata una bella novità dopo un lungo periodo dedicato al nostro amato ranger. È la prima volta che mi trovo a collaborare a un adattamento di un romanzo. Ero molto curioso di vedere come Masiero sarebbe riuscito ad adattare la scrittura di Lansdale e il risultato è stata una storia di 122 pagine scorrevole e ben raccontata a cui mi sono potuto dedicare con dedizione ed entusiasmo per poco meno di un anno.

In che momento della tua carriera arriva Deadwood Dick?

Chiamiamola maturità? Ho 55 anni e disegno professionalmente da quando ne avevo 17. Dopo il lungo rodaggio western, prima sulle pagine di Magico Vento poi su quelle di Tex, mi sarebbe dispiaciuto mancare l’appuntamento con l’antieroe nero di Lansdale. Invece proprio grazie alla mia esperienza maturata sono stato scelto per questa avventura straordinaria, il primo numero della prima serie col marchio Audace. Non sapete quanto la cosa mi onori. Non che non abbia dovuto pagare lo scotto: pur essendo intervenuto per ultimo nella realizzazione della serie mi hanno affidato i primi due numeri in uscita, sono stato costretto a una bella corsa per recuperare. Pant pant.

La Bonelli sembra voler spingere ancor più sull’acceleratore con la nuova etichetta Audace, che presenterà contenuti decisamente più crudi rispetto al passato. Cosa ne pensi di questa svolta editoriale?

Diversificazione sulla scia della tradizione che in altri termini significa che, senza fare rivoluzioni destabilizzanti, la casa editrice ha, a mio avviso, intrapreso una strada per accontentare più palati, perseguendo progetti molto diversi tra loro, sia per formato che per contenuti. Una stagione che riserva grandi stimoli sia per chi legge prodotti Bonelli, sia per chi questi prodotti li realizza. In particolare nella serie di Lansdale non si poteva in nessun modo rischiare di tradire la verve e il linguaggio tipico dell’autore, ma era altresì comprensibile a tutti che alcune scene esplicite e il linguaggio colorito non sarebbe stato possibile ospitarli tra le pagine marcate Bonelli. La differenziazione è stata d’obbligo e ha permesso di varare una costola della casa editrice dal profilo un po’ più adulto, un po’ quello che ha rappresentato la Vertigo per la DC Comics.

Hai utilizzato uno stile diverso per approcciarti a questo nuovo progetto?

Nella tecnica e nel formato non molto, ho proseguito sulla strada dell’ultimo Tex della serie regolare. Anche la marca del cartoncino e gli strumenti per il ripasso a china sono rimasti pressoché i medesimi. Per quanto riguarda la regia, malgrado la sceneggiatura sia stata impostata tradizionalmente sulle tre strisce bonelliane, mi è stato richiesto di smarginare alcune vignette con dei tagli al vivo e fondi pagina neri per i flash-back, insomma, di movimentare la narrazione con piccole spallate alla tradizione senza in nessun modo intaccare quello che è il marchio di fabbrica della casa editrice: la leggibilità. Forse, visto il nome della nuova etichetta, avrei potuto osare anche di più, ma accontentiamoci di questo inizio che vuole essere solo la prima tappa di un lungo percorso di novità e sorprendenti innovazioni.

Deadwood Dick è stato sceneggiato da tre fuoriclasse quali Michele Masiero, Maurizio Colombo e Mauro Boselli: quali sono le principali differenze nel loro metodo di scrittura?

Masiero è immediato, agile, poche indicazioni se non quelle utili alla narrazione e alla messa in posa della vignetta. La sua sceneggiatura lascia molta libertà al disegnatore, sia per quanto riguarda le inquadrature da scegliere o la recitazione da mettere a fuoco. Si ha la sensazione di un autore che non voglia imbrigliare ma che accompagni discretamente chi la storia poi la deve disegnare. Boselli è preciso come un orologio svizzero, non lo si coglie mai in fallo. Rigoroso, inserisce ogni dettaglio utile alla complicata ragnatela delle sue storie dai mille personaggi senza trascurare i dettagli. Una capacità straordinaria di mettersi al servizio del disegnatore per risolvere tutti i fraintendimenti o le incomprensioni che nella realizzazione di una storia a fumetti stanno sempre dietro l’angolo. Con Maurizio non ho ancora mai lavorato ma a giudicare da quello che leggo è un profondo conoscitore dei ritmi narrativi con cui sorprendere e amaliare un lettore. Spero di rimediare a questa mancanza il prima possibile.

 

Noi non vediamo davvero l’ora continuare a leggere questa miniserie. Il primo numero (che trovate anche in edicola) ci ha letteralmente conquistato. Grazie davvero per averne parlato con noi, è sempre un onore ospitarti su MegaNerd!

Un saluto a tutto i lettori di MegaNerd che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a questo punto. Un abbraccio. A presto!

 

Deadwood Dick n. 1
di Michele Masiero e Corrado Mastantuono
Sergio Bonelli Editore, luglio 2018
Brossurato, 64 pp in b/n
€ 3,50

 

Mr. Kent

Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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