L’Uomo Tigre, l’eroe mascherato di Ikki Kajiwara

Nell’anno del cinquantesimo anniversario dell’Uomo Tigre, omaggiamo l’eroe creato da Ikki Kajiwara ripercorrendone l’incredibile storia: dal manga agli anime, passando ovviamente per il personaggio in carne e ossa

Siamo stati tutti dei piccoli Kenta. Come lui, abbiamo seguito con gli occhi pieni di meraviglia gli incontri sul ring dell’Uomo Tigre, che, con tutti noi piccoli ammiratori, aveva stretto un patto d’onore: vincere gli incontri combattendo con lealtà e correttezza. Nobili intenti che possono sembrare scontati; purché tu non sia stato cresciuto dalla Tana delle Tigri.
Ikki Kajiwara nel lontano 1968, propose alla Kodansha Taiga Masuku – aka Tiger Mask – aka L’Uomo Tigre.

Autore che non ha bisogno di presentazioni (Ashita no Joe, La stella dei Giants), Kajiwara ha innalzato il genere spokon a riscatto sociale dei suoi protagonisti, consegnando alla storia capolavori senza tempo. Accanto al Maestro Kajiwara, al disegno, troviamo Naoki Tsuji, artista che fu in grado di trasporre su carta la dinamica di uno sport che dello spettacolo ne ha sempre fatto l’intento primario: il wrestling

Nell’immediato dopoguerra, un orfano di nome Naoto Date, è intercettato da un’organizzazione dedita al malaffare che addestra poveri diavoli innocenti all’arte del wrestling. Lo fa in America, lontano dal suo Paese d’origine, crescendo spietate macchine da guerra in grado di atterrare i campioni del globo giocando sporco e a suon di colpi mortali. È tutta una storia di guadagno quella di Tana delle Tigri. I suoi campioni, sotto perenne ricatto, deturpati nello spirito, sono costretti a devolverle la metà degli incassi provenienti dalle vincite per essere “liberati”.

Eppure c’è chi non ci sta. C’è un ragazzo, un certo Naoto, che da bambino, durante una gita allo zoo, vide una tigre costretta in gabbia. Davanti a quel felino in cattività, arrabbiato con la vita, decise di voler diventare forte come lui per combattere le ingiustizie inflitte ai bambini orfani. Accadrà anni dopo sul ring tutte le volte che Naoto, indossando la maschera di una tigre per celare la sua vera identità, abbatterà un wrestler dopo l’altro, facendo sfoggio delle tecniche apprese durante l’allenamento crudele a cui è stato costretto a sottoporsi durante l’apprendistato americano. Naoto ben presto si ribellerà alla Tana delle Tigri, smettendo di versare a quest’ultima i soldi delle vincite. Ciò innescherà una caccia all’uomo spietata, diretta sul campo da Mister X, costringendo Tigre a scontrarsi con i wrestler controllati dall’Organizzazione allo scopo di ucciderlo.

La popolarità dell’uomo che cela il volto con la maschera di una tigre non si è mai affievolita negli anni. E ne sono passati ben cinquanta dall’inizio della prima pubblicazione; poco meno dalla realizzazione della prima serie animata (105 episodi assolutamente da vedere).

La storia tragica di Naoto ha appassionato milioni di lettori e, soprattutto spettatori, uscendo ben presto dai confini della sua terra d’origine, raggiungendo l’occidente, che da sempre ha mostrato affetto profondo nei suoi confronti.

Kajiwara è un autore che ha saputo intercettare un sentimento amaro variamente composto. La rabbia incontrollabile di chi ha perso tutto, ma anche la voglia di conquistare, non importa se con sangue e sacrifico, una seconda possibilità partendo da un cumulo di macerie. Naoto Date è un orfano di guerra educato all’odio e cresciuto in cattività. Dovrà, a conti fatti, stravolgere il proprio io e riscoprirsi una persona diversa pagando un prezzo altissimo: la propria vita. Proprio quando quel riscatto potrà dirsi compiuto, la sua bontà ritrovata lo farà morire da eroe salvando un bambino da un tragico incidente. Un finale triste, certo. Eppure il senso che restituisce Kajiwara è di un percorso compiuto. Naoto si è liberato del suo peso, è un uomo onesto e uno sportivo leale. E la Tigre che ha riempito gli spalti, fatto sognare i bambini e innescare in loro il desiderio di credere nel sacrosanto diritto a un futuro, non morirà mai. 

L’Uomo Tigre è un manga complesso, intriso di dialoghi interiori così tanto da strabordare letteralmente dalle tavole. Il flusso di coscienza di Naoto è incontenibile. Quando indossa la maschera, il nostro protagonista è una macchina da guerra; uno spietato e violento giocatore che sembra non avvertire nessun cedimento di fronte al dolore disumano dei suoi avversari. Fino a quando non riacquista coscienza di sé, almeno. Questo avverrà ripercorrendo i luoghi della sua infanzia spezzata, partendo proprio da quell’orfanotrofio da cui fu rapito, il Chibikko House. Lì ritroverà Ruriko, sua amica d’infanzia ora direttrice dell’istituto. Kenta, e tutti gli altri bambini, si riuniscono ogni giorno davanti alla tv per vedere l’Uomo Tigre che combatte. Rivedersi attraverso gli occhi dei bambini, affascinati dalla straordinarietà delle sue tecniche e incapaci di credere che lo stesso sia crudele e scorretto durante i combattimenti, fa ravvedere Naoto che inizierà a combattere lealmente e a devolvere totalmente l’incasso delle sue vincite all’orfanotrofio sopraffatto dai debiti. I protagonisti leggendari di Kajiwara sono sempre chiamati a riscrivere la propria storia. Joe Yabuki deve imparare a dominare la rabbia attraverso la boxe che gli sta offrendo una seconda possibilità, una vita diversa. Naoto Date deve espiare la sua aggressività indotta, tornare a essere quel bambino di un tempo pieno di speranze. Percorsi difficili resi possibili da maestri memorabili che non abbandonano mai i propri ragazzi. Danpei Tange segue la rivalsa di Joe; Giant Baba quella di Naoto Date. 

Eroi – Naoto e Joe – nati dalla fantasia di un Autore che li ha guidati attraverso coscienze in carne e ossa, fino a quando non sono stati in grado di camminare sulle proprie gambe.

Se Joe Kabuki è diventato un forte simbolo della classe operaia sul finire degli anni sessanta, è davvero affascinante quanto accade ancora in Giappone a proposito di Naoto. Spesso gli orfanotrofi ricevono donazioni anonime firmate “Uomo Tigre”. La trasmigrazione dalla fantasia alla realtà raggiunse poi il suo apice con la creazione della gimmick Tiger Mask.  Nel 1981, la New Japan Pro Wrestling ottenne dalla Toei Animation i diritti per portare sul ring un personaggio ispirato all’Uomo Tigre.

Il primo, indimenticabile, interprete fu il grande Satoru Sayama che debuttò nei panni di Tigre contro Dynamite Kid, spettacolarmente atterrato con un German Suplex che lasciò il pubblico a bocca aperta. Guardatevi l’incontro, non è possibile trattenere l’emozione quando Taiga Masuku sale sul ring. La contaminazione avvenne anche al contrario, con la comparsa in scena, oltre che di Giant Baba, ring name del wrestler reale Shohei Baba, di Antonio Inoki altro wrestler che Kajiwara rende partecipe della storia di Naoto. 

È impossibile non rimanere legati a Tigre. Entrato di diritto tra i classici del fumetto giapponese, eroe di più generazioni che hanno assistito a match leggendari attraverso tre serie animate, Tigre non hai mai smesso di far parte della nostra vita. Manga da ultimo pubblicato da Planet Manga in quattordici volumi, ormai qualche anno fa, Tiger Mask ci ha fatto adorare il wrestling ma, ancora di più, ci ha fatto amare un ragazzo che ce l’ha messa davvero tutta per non tradire il bambino pieno di speranza che era stato un tempo.

 

Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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