L’Uomo dalle 7 stelle che da quest’incubo nero ci risveglierà: Hokuto no Ken, il mio, il nostro Guerriero.

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Mettiamo subito le cose in chiaro. Qui non iniziamo a scrivere proprio nulla se prima non ascoltiamo a volume irritante Tough Boy:

 

Welcome to this crazy time, lettori di MegaNerd. Prendetevi il tempo che vi serve e dimenticate i vostri impegni, il cellulare che continua a squillare, i pasti consumati alla velocità della luce mentre correte da una parte all’altra. Fatevi guidare dalla voce narrante e andate in pausa da tutto: «Siamo alla fine del ventesimo secolo, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia la razza umana era sopravvissuta…»

Inizia così la storia dell’ultimo erede della Divina Scuola di Hokuto, nonché il racconto di una generazione che di decade ne ha vissuta qualcuna e che ci scommetterebbe tutto quello che ha. Niente è stato favoloso come gli anni ottanta. Tranne i vestiti che mi obbligava a mettere mia madre, quelli decisamente non erano favolosi.

Solo, un uomo viaggia con il suo dolore, in testa il grande amore della vita e l’idea di una spietata vendetta. E questo non è che l’inizio.

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Ragazzi miei, guardate il cielo e cercate l’Orsa Maggiore e poi tornate qui a vederla fatta uomo. Vi presento (se ce ne fosse bisogno) Kenshiro, l’unico, inimitabile “fantastico guerriero sceso come un fulmine dal cielo”, come cantava il maestro Claudio Maioli.

Manga nato dalla fantasia di Buronson e dai disegni Tetsuo Hara, la storia di Kenshiro approda in casa Shueisha nel 1983 e già l’anno successivo arriva alla Toei Animation per diventare anime mentre è ancora in corso di serializzazione.

Notare bene: parleremo solo dell’anime Hokuto No Ken, prima e seconda serie, non del manga da cui lo stesso è stato tratto (anche se in questo caso non sono poi così tante le differenze).

Leggere e poi guardare Hokuto No Ken è un’immersione totale negli anni che furono, nel boom del cinema d’azione di quel periodo, in quella fetta potente che s’incentrava sulle arti marziali, nell’estetica glam e poi punk, nelle ansie e paure scatenate dalla guerra fredda. E poi c’era lei, la fobia dell’atomica.

Hokuto No Ken, da noi Ken il Guerriero, non è semplicemente un picchiaduro, una storia come tante sul genere. No. Questa è l’epopea di un Messia che intraprende un percorso di redenzione, spietato contro i malvagi, angelo protettore dei deboli.

Un eroe che percorre in solitudine le lande deserte per combattere al fianco degli ultimi. Con lui due bambini, Bart e Lynn, entrambi a loro modo vittime innocenti della distruzione di questo povero mondo.

Tuttavia si sa, è sempre l’amore la macchina che muove il mondo. Per Kenshiro il viaggio inizia alla ricerca della sua amata, Julia, tenuta prigioniera da Shin nell’evocativa Croce del Sud, una città che quest’ultimo ha interamente costruito per lei che, probabilmente, è la donna più triste del mondo.

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Ripeto, questo è solo l’inizio.

Una partenza che sa di romanza dunque, ma qui non ci sono né educati cavalieri da sfidare a singolar tenzone, né draghi da sconfiggere: in questo racconto c’è il lato oscuro dell’essere umano, il riassetto di chi è sopravvissuto, attraverso la militarizzazione e il sopruso a discapito dei deboli.

Ricorrono queste caratteristiche nella produzione di quella decade. Il Muro di Berlino divide il mondo e si avverte la paura degli uomini ai due fronti per lo scoppio di una terza guerra mondiale che, questa volta, avrebbe utilizzato quasi esclusivamente armi di distruzione di massa.

Quella di Kenshiro è una storia violenta davvero, è inutile provare a negarlo come molti hanno tentato di fare. Forse dovremmo partire dall’assunto che animazione non è sinonimo di bambini. Si è vero, in Giappone nasce come storia per ragazzi e solo successivamente, come avvenne per Ken: Le Origini del Mito, si scelse di rivolgere la pubblicazione a un pubblico adulto.

Ciò che mi preme dire in ogni caso, è che violenza visiva, assenza di filtri quando si racconta una storia, non ha nulla di negativo. Il messaggio degli autori, che si sono visti costretti a giustificare la loro storia, è chiaro se si ha l’accortezza di non fermarsi alla prima impressione. Non bisogna perdere la speranza, anche quando tutto sembra irrimediabilmente perduto, ci sono uomini e donne che possono rialzarsi e ricominciare. E lo faranno sacrificandosi, se necessario.
Per restituire la pace laddove questa non è che un ricordo lontano.

Lo studio Toei ebbe un’intuizione geniale per far passare in tv le scene gore/splatter di Ken il Guerriero. Ve lo ricordate? Fu colorato di bianco il sangue nelle scene di “esplosioni corporee” e c’è da dire che funzionò perfettamente. Le scene interessate non hanno risentito di questa edulcorazione, anzi. Utilizzando gli sfondi rossi e neri, dando così risalto al sangue bianco, l’effetto prodotto fu eccezionale.


Carnefici e vittime, tecniche di combattimento in grado di ridurre a brandelli l’avversario, stupri, violenze gratuite perpetrate in danno di donne, vecchi, bambini. Eppure eccoci tutti qui, senza danni permanenti, sprovvisti di animo belligerante e prevaricatore per aver guardato in tv quello che all’unanimità è riconosciuto come capolavoro di genere. Solo gli idioti si fanno portatori dell’idea contraria. Anche perché l’unica cosa che ci ossessionava davvero guardando le gesta di Kenshiro era quante camicie avesse di ricambio, visto che ne distruggeva una a puntata.

In puro stile Gore, l’ultimo discendente dell’Hokuto Shinken (Scuola di Hokuto), con le sette stelle dell’Orsa Maggiore impresse sul petto da Shin prima stella di Nanto, padroneggia tecniche marziali che agiscono sollecitando alcuni punti di pressione (tsubo) del corpo umano.

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«Tu sei già morto» è il suo biglietto da visita, insieme al countdown spietato rivolto a chi sta per spirare dopo un suo colpo mortale. Cioè, io ne vedevo uno ma erano credo millemila tutti insieme.

Avete visto Interceptor – Il guerriero della strada (Mad Max 2)? Se la risposta è no, vi voglio bene lo stesso ma vi sto guardando malissimo.

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Buronson non è uno che fa il misterioso, più volte ha dichiarato che il film di Miller del 1981 è stata fonte d’ispirazione essenziale per l’ambientazione post apocalittica della sua storia ,così come per la caratterizzazione dei suoi personaggi.

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Questo è uno dei sequel migliori mai realizzati, anche meglio di Interceptor stesso, un cult movie di tutto rispetto che v’invito a recuperare per poi tornare qui a darmi ragione. Ecco gli anni Ottanta in tutto il loro fermento. Hokuto No Ken è un continuo di combattimenti all’ultimo sangue che il protagonista affronterà simulando le movenze di Bruce Lee. Come se poi non fosse abbastanza chiaro, dopo aver udito almeno una volta il leggendario ATATATATATA urlato da Kenshiro menre sferra alla velocità della luce i suoi colpi mortali.

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Ancora non siete sazi di anni ottanta? Andate a guardare qualche immagine di Sylvester Stallone e di Arnold Schwarznegger e poi ditemi se non notate delle similitudini pazzesche con la fisionomia dei diversi personaggi e quella dello stesso Kenshiro.

Concluso il capitolo con Shin, Kenshiro dovrà affrontare numerosi antagonisti e la loro idea di dominazione delle masse mossa da spirito di asservimento totale dei deboli, l’idea di un potere dittatoriale che ha come scopo la ricostruzione dell’ordine per guidare una società di civili allo sbando, senza risorse e troppo deboli per anche solo pensare di organizzarsi in modo democratico.

Tutto questo avviene con scontri leggendari tra appartenenti alle due scuole rivali nonché tra componenti della stessa famiglia, dando a tutta la storia una connotazione lirica senza eguali. Sì, perché Kenshiro ha un fratellastro, Jagger:


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che si spaccerà per lui imprimendosi le sette stelle sul petto e compiendo scempi di ogni tipo per infamarne il nome. Jagger aveva inoltre istigato Shin a rapire Julia.

Faremo inoltre la conoscenza di Toki e di Raoul:

tanto per rammentare che le famiglie sono un vero disastro e che i veri pericoli sono quelli che abbiamo dentro casa. Fidatevi, perché un pezzo d’infame come Raoul non lo troverete da nessun altra parte.

Un tempio sacro di figure leggendarie che si susseguono in tutte le fazioni. E se la famiglia non basta, ci sono le stelle di Nanto, personaggi con caratteri delineati alla perfezione e storie personali forti, indimenticabili. Rei, il guerriero dal pugno dell’uccello d’acqua di Nanto, in cerca dell’uomo dalle sette stelle per ucciderlo e vendicarsi; Yuda, maestro della Gru Rossa; Souther, maestro della Fenice mitologica di Nanto; Shu, maestro del Pugno dell’Airone Bianco.

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Poi c’è la sesta stella che non paleso perché chi non ha ancora visto questo capolavoro dovrà godersi il momento sparandosi un filoncino di pane e nutella.

Ambiziosi tiranni che cercano di giustificare le proprie brame personali; combattenti che affrontano battaglie anche sapendo di non poter vincere per onorare un debito di amicizia, donne leggendarie che sono la spinta del mondo ad andare avanti e a non arrendersi. E soprattutto, uomini bestiali e crudeli da una parte e salvatori ed eroi dall’altra, tenuti insieme magistralmente da un assunto fondamentale: è più importante come si muore rispetto a come si vive la propria esistenza. In punto di morte, anche il più infimo degli uomini vive la sua redenzione. Difficilmente ci sono scene memorabili come quella di Raoul che dona il suo possente Re Nero a Kenshiro.

Questi aspetti sono fondamentali nella storia di Ken il Guerriero. Riuscite a credere che anche tutto quello che vi ho detto finora, è sempre e solo l’inizio? Quante volte l’ho detto? E vabbè, non è colpa mia, siamo davvero solo al principio del viaggio di Kenshiro.

Sì, perché la storia di quest’uomo è davvero lunga e quelli che ormai non sono più bambini, Bart e Lynn, saranno a capo dell’Armata di Hokuto per fronteggiare la tirannia di chi nel frattempo si è proclamato Imperatore. Un’altra spettacolare odissea porterà Kenshiro e Falco, il più valoroso maestro di Gento, nell’isola degli Shura, terrificante luogo di morte in cui si celano i segreti sulla nascita e l’origine della scuola Hokuto Shinken. E davvero si ha l’impressione di non aver visto ancora nulla. Fosse solo per la violenza e la crudeltà che si reiterano negli episodi da questo momento fino alla fine sella storia.

Gli avversari da sconfiggere sono cambiati, ma ciò che spinge quest’uomo a non fermarsi, a combattere senza sosta, è sempre un unico motivo: ha scelto di non subire passivamente la tirannia attuata nei confronti dei più deboli, di combattere per restituire la pace a un mondo distrutto dalle guerre. Kenshiro ha fatto la sua scelta. E non può fermarsi.  

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Il mio eroe, il nostro eroe “Stella dell’Orsa Maggiore, stella su di noi, guerriero vai”.

Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

 

Abbiamo parlato di:

ken dvdKEN IL GUERRIERO (serie tv)
Hokuto No Ken (北斗の拳)

Regia:
Ashida Toyoo
Char. Design: Suda Masami
Studio: Toei Animation, Fuji TV
Episodi:
 109 (completa)
Edizione italiana:
 Yamato Video
DVD: Serie raccolta in 6 box; 5 DVD ogni BOX – 30 DVD PAL Region 2
VOTO: 8

 

Sig.ra Moroboshi

Contro il logorio della vita moderna, si difende leggendo una quantità esagerata di fumetti. Non adora altro Dio all'infuori di Tezuka. Cerca disperatamente da anni di rianimare il suo tamagotchi senza successo. Crede ancora che prima o poi, leggerà la fine di Berserk.

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