L’Amica Geniale – Recensione

Ludovica Nasti ed Elisa Del Genio sono rispettivamente Lila e Lenù nella serie creata da Rai Fiction in collaborazione con HBO, ispirata alla fortunatissima saga de L’amica geniale di Elena Ferrante

Le prime due puntate sono andate in onda, con grande gioia e giubilo del pubblico mondiale, che aspettava ormai da mesi questo evento. Chi non ha letto i libri della Ferrante si è ritrovato catapultato in un viaggio sentimentale e storico, sulla vita di due bambine e su quella di una triste Napoli degli anni ’50; chi ha letto i libri in quelle vite e in quell’ambiente c’era già stato… ma sarà soddisfatto di questo adattamento?

Il web è letteralmente impazzito: finalmente le vicende delle due bambine, poi donne, che hanno accompagnato milioni di lettori, trovano il loro spazio sul piccolo schermo. Le attrici che interpretano le protagoniste hanno assolutamente rispettato l’immaginazione dei lettori e tutto sommato anche gli altri personaggi sono stati ben trasposti. La Maestra Oliviero, interpretata da Dora Romano è stata assolutamente meravigliosa ed è subito diventata la beniamina degli spettatori. Grandissima intensità ha dato anche l’interpretazione e la costruzione del personaggio di Melina Cappuccio(interpretato da Pina di Gennaro). Melina è uno dei miei personaggi preferiti, nonché uno dei più interessanti di tutta la saga, che dobbiamo dire, è stata resa davvero bene nella serie. Melina è una donna tormentata, consumata e malata di passione e d’amore; con il cuore doppiamente spezzato: prima dalla morte del marito e poi da quill’ sfaccimm’ di Donato Sarratore. All’entrata in scena nella serie di quest’ultimo e di suo figlio Nino, un grido si è levato da tutti coloro che hanno letto i libri, e uniti in un solo corpo e in un solo spirito tutti hanno pensato SARRATORE OMM’ E’ MERD. Però non vogliamo fare spoiler a chi i libri ancora non li ha letti e visto che nelle prime due puntate le presenze dei Sarratore sr. e jr. non sono abbastanza manifeste, vi lasciamo con questo monito.

Se la fisionomia, le caratteristiche e l’immaginario collettivo delle innumerevoli vite create dalla Ferrante, sembrano, almeno in questi due primi episodi essere stati rispettati, c’è sicuramente qualche passaggio che ha turbato chi il testo lo ha invece intensamente vissuto.

Tutta l’attenzione è assolutamente incentrata sulla figura di Lila e se è vero che in generale la saga si concentra molto su questo personaggio, nella serie si concentra SOLO su di esso. La povera Elena è infatti vittima e succube nella serie ancora più che nei libri. Il suo personaggio non emerge, non decolla. La prima parte del libro preme molto sui pensieri e sull’interiorità di Lenù, sui suoi dubbi in relazione a questa strana, malvagia, particolare amica. La rabbia di Lenù di fronte alle azioni incontrollabili dell’amica, prendono pagine e pagine di testo e invece nella serie TV non sono neanche accennate se non in pochissimi e veloci casi. La povera Lenù è la spalla di Lila e tutto il complesso d’inferiorità che lei vive nei confronti dell’amica, i suoi sentimenti, non sono stati riportati e questa è una cosa che ha lasciato basiti molti.


Sono due gli episodi in particolare che hanno creato un po’ di straniamento nei lettori: quando le due saltano la scuola per andare a vedere il mare e nella lettura de La Fata Blu.

Il varcare quella galleria che separa il rione di Cerullo e Greco dal resto della città, ma soprattutto dal mare, non è una semplice passeggiata: è una rottura delle regole, un avvicinarsi all’ignoto. Adrenalina, eccitazione, paura, percorrono le pagine del romanzo quando le due, prendendosi per mano, devono affrontare questo viaggio, senza che nessuno lo sappia. Uno dei momenti più alti ed emotivamente più intensi del romanzo, è ripreso quasi di sfuggita. Le due arrivano nella galleria, la sorpassano e si girano. Insomma tutta la poesia che la Ferrante ha messo in quelle pagine è svanita. Ancora una volta è il personaggio di Lenù ad essere sacrificato, quando le viene consegnato La Fata Blu. Il sogno di Lila di diventare scrittrice si concretizza nella stesura di questo romanzo, che fa leggere all’amica.

Nel libro, Lenù, proprio durante la lettura di questo meraviglioso scritto, capisce quanto l’intelligenza, il genio, la creatività di Lila possano essere dannose per la sua vita scolastica e quel senso di paura per il futuro, insoddisfazione, ma anche in fondo un pizzico d’invidia, travolge la piccola Elena; nella serie prende il quaderno e lo consegna alla maestra Oliviero. Insomma un passaggio di testimone senza alcun sentimento.

Ultima nota di demerito riguarda l’ambientazione. Scura, cupa, relativamente silenziosa, insomma è pur vero che la Ferrante nei suoi libri descrive un particolare rione di Napoli, povero e periferico, ma è pur sempre Napoli. Non bisogna cadere nello stereotipo, ma in generale una città così silenziosa e poco popolata non si è mai vista. Il caos, il calore, la concitazione di un quartiere popolato da persone che si conoscono tutte, manca completamente. Tra le scene più belle infatti, ci sono senza dubbio quelle corali: dalla sparatoria, alle donne che parlano da un balcone all’altro riempiendo l’aria di voci e di ‘nciuci (pettegolezzi), fino ad arrivare al meraviglioso scontro tra Melina e la signora Sarratore dove si raggiunge un’altezza linguistica ed emotiva suggellata da quel “Si na cess, na grande cessa, stai chien e’ corn”.

E a proposito di linguaggio: è stato dichiarato che quello usato nella serie sia napoletano stretto. Mi permetto, essendo in questo caso madrelingua, di dissentire. C’è una buona dose di dialetto, ma che rimane comunque nella stragrande maggioranza delle battute comprensibile, ma non si parla in napoletano stretto. Anche nelle battute in cui c’è più dialetto, molte parole sono italianizzate o dette direttamente in italiano, insomma si tratta di una forma molto ripulita della lingua che sicuramente non è minimamente paragonabile al dialetto stretto usato poi in un rione periferico della Napoli degli anni ’50.

Il fatto che sia una serie grandissima, con attori di grandissimo spessore è senza dire. La verità è che i lettori sono molto spesso terribilmente esigenti, soprattutto quando a dover essere riadattata è un’opera che ha saputo toccare le corde giuste. Piccolezze a parte, la serie è comunque un ottimo prodotto e ha incuriosito i tanti che non hanno ancora letto i libri (che sono secondo me assolutamente da recuperare). Sperando in una continuativa qualità della serie e in qualche attenzione in più al personaggio di Elena Greco, rimaniamo vigili e attenti e soprattutto in attesa delle prossime puntate.



Commenti