Hulk Hogan vs The Rock: generazioni a confronto all’alba del nuovo millennio

Alle soglie del 2000, una nuova generazione di lottatori si affaccia nel mondo del wrestling. Insieme ai vecchi eroi daranno vita a una nuova, incredibile ondata di popolarità a questo fantastico sport-spettacolo

Sì, è vero che in questa rubrica ci occupiamo principalmente della Golden Age del wrestling e della sua espansione mediatica planetaria negli anni Ottanta che – per quanto riguarda il nostro Paese – dura fino al 1994. Ma è altrettanto noto che, alle soglie del Duemila, parecchi ex-bambini, diventati ormai ventenni (o giù di lì), ritrovano in televisione i beniamini della propria infanzia. Sono un po’ invecchiati e decimati dalle numerose tragiche morti avvenute negli anni precedenti – certo – ma, insieme a nuove generazioni di “eroi”, i superstiti della Golden Age determinano una vera e propria seconda ondata di popolarità per questo sport-spettacolo.

Per cui, se da piccoli ammiravamo le battaglie fra Hulk Hogan e Macho Man o fra Hulk Hogan e Ultimate Warrior o, ancora, assistevamo all’ascesa di Bret “The Hitman” Hart, “Big Daddy Cool” Diesel, Razor Ramon o Shawn Michaels, è all’inizio del nuovo millennio che li ritroviamo tutti insieme a calcare lo stesso palcoscenico di star affermatesi nella seconda metà degli anni Novanta, come The Rock o “Stone Cold” Steve Austin. E il risultato sono veri e propri dream match.

Diciassette anni fa, il 18 febbraio del 2002, per la prima volta, si ritrovano sullo stesso ring la leggenda degli Ottanta, Hulk Hogan, e l’icona dei Novanta/Duemila, The Rock. Due generazioni a confronto. Il primo aveva fatto ritorno alla World Wrestling Federation proprio la sera prima, in occasione del pay-per-view No Way Out, dopo ben nove anni di assenza, per il classico “last run”, l’ultima opportunità di lottare a certi livelli. Il secondo è invece ancora nel pieno della propria carriera, un main eventer fisso della federazione, anche se, di recente, sembra sempre più attratto dalle sirene di Hollywood.

Hulk Hogan si presenta al “No Way Out” del 2002

Nella primavera dell’anno precedente, Vince McMahon aveva acquistato la World Championship Wrestling, la compagnia rivale che nel 1993 gli aveva strappato Hogan a suon di milioni di dollari. La WCW, per lungo tempo, aveva battuto la concorrenza negli ascolti in quella che fu denominata la “guerra del lunedì sera” (quando gli show di entrambe le federazioni andavano in onda contemporaneamente negli USA) ma, alla fine, a causa di una gestione poco oculata, era finita sull’orlo del fallimento.

L’acquisto dei propri competitor da parte di McMahon aveva acceso le fantasie dei fan di wrestling che, da quando nel 1995 era iniziato il testa a testa televisivo, sognavano di vedere i campioni di una federazione confrontarsi con quelli dell’altra per stabilire, finalmente, quale fosse il brand dominante. Purtroppo, però, le storyline proposte durante la seconda parte del 2001 non avevano convinto il pubblico e gli ascolti ne stavano risentendo. Per questo motivo, alla WWF decidono di giocarsi la carta New World Order, la stable di lottatori originariamente formata da Kevin Nash (Diesel), Scott Hall (Razor Ramon) e lo stesso Hogan, che aveva radicalmente cambiato l’intero panorama dello sports entertainment nella seconda metà degli anni Novanta, portando la WCW a dominare la competizione televisiva fra le due federazioni. Hulk Hogan, l’eroe americano, il buono per antonomasia, tutto allenamenti, preghiere, vitamine e “credi in te stesso”, nel 1996 aveva sconvolto i fan e, con il voltafaccia più famigerato della storia del wrestling, si era schierato con i cattivi.

Nel 2002, quindi, non sopportando di dover condividere con Ric Flair il controllo della WWF, Vince McMahon annuncia in TV che, piuttosto, avrebbe distrutto con le proprie mani la sua “creatura” iniettandovi “il veleno dell’NWO”, cioè ingaggiando i tre controversi lottatori. Ed il trio fa irruzione proprio a No Way Out, la sera del 17 febbraio, interferendo nell’incontro per il titolo fra il campione Chris Jericho e “Stone Cold” Steve Austin, a scapito di quest’ultimo. La sera dopo, a Raw, mentre tutti si aspettano la resa dei conti fra il rattlesnake e gli “uomini in bianco e nero” (sarà solo rimandata), a sorpresa, Hulk Hogan decide di presentarsi  sul ring da solo per lanciare il suo j’accuse contro il pubblico della WWF, colpevole – a suo dire – di averlo spinto a firmare per la concorrenza nove anni prima.

“If you smell what The Rock is cooking”: la musica di The Rock lo interrompe.

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The Rock e Hulk Hogan per la prima volta uno di fronte all’altro sul ring

Per la prima volta, i due principali esponenti della propria generazione di wrestler si ritrovano faccia a faccia. Il pubblico è letteralmente in visibilio. Seguono una decina di minuti in cui i due si scambiano sguardi fulminanti e parole di fuoco. Rocky arriva addirittura a interrompere bruscamente l’Hulkster (“non mi interessa quello che pensi!”), prima di lanciare la sfida: un dream match a Wrestlemania X8. Nonostante l’iniziale riluttanza, alla fine l’orgoglio prevale e Hulk accetta, stringendo la mano al rivale e augurandogli, sarcasticamente, buona fortuna. Questi, per nulla intimidito risponde con una rock bottom che mette il leggendario lottatore al tappeto.

 

Quello che accade dopo è entrato, a buon diritto, nella storia del wrestling: prima l’irruzione sul ring da parte di Nash e Hall in soccorso di Hogan, con conseguente pestaggio ai danni di The Rock, per cui si rende addirittura necessario il trasporto in barella. Poi, l’ambulanza su cui viene caricato per il trasporto in ospedale viene bloccata nel parcheggio dalla stessa NWO e investita da un TIR guidato a tutta velocità da Hogan. Infine, i tre si allontanano su una limousine lasciando The Rock all’interno della carcassa dell’ambulanza. Un’azione da gang che mette in chiaro sin da subito quali siano i piani dell’NWO per la WWF e che avrebbe portato a un epico incontro, Icon vs Icon, qualche settimana dopo a Wrestlemania.

Gianluca Caporlingua

Gianluca Caporlingua

Cresciuto (???) giocando a calcio e sbucciandomi le ginocchia sui campi in terra della provincia siciliana. Da bambino, però, il sogno (rimasto nel cassetto) era quello di fare il wrestler. Dato che mia madre non mi avrebbe mai permesso di picchiare gli altri, ho deciso di cominciare a scrivere le storie dei miei eroi. Oggi le racconto filtrandole coi ricordi d'infanzia.

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