Deadpool – Il fattore di guarigione: un’arma a doppio taglio

Vi siete mai chiesti come funziona il fattore di guarigione di Deadpool? Come mai questo straordinario potere non riesce a curarlo definitivamente dal terribile male che lo affligge? Lo abbiamo chiesto a un vero biologo, il Dr. Connors (inutile dirvi che è uno pseudonimo, vero?), che con questo speciale cerca di chiarirci un po’ le idee

In The Big Bang Theory, i protagonisti nerd discutono spesso di supereroi e dei loro poteri. Con questo non mi permetto di dire che il dualismo scienza-nerdaggine sia assiomatico. È pur vero che la possibilità di parlare di superpoteri da un punto di vista scientifico-razionale, per chi è del campo, fa piuttosto gola…

Mi voglio quindi occupare di dare voce all’aspetto scientifico che si cela dietro queste capacità fuori dall’ordinario.

Il mio campo è la biologia e uno dei poteri che mi ha sempre incuriosito di più è il fattore di guarigione (o fattore rigenerante), abilità della quale forse vi ricorderete grazie personaggi del calibro di Wolverine. Tuttavia, oggi voglio concentrarmi su un altro “eroe” in calzamaglia – e se avete notato le virgolette, probabilmente vi sarà facile intuire a chi mi riferisco: l’antieroe Deadpool.

Perché proprio lui? Per due motivi principali.

Innanzitutto, risulta il personaggio dell’Universo Marvel con il fattore di guarigione più cazzuto in assoluto. Si, più di Wolverine.

deadpool

Inoltre, perché il fattore rigenerante di Wade Wilson ha un risvolto decisamente controproducente per il suo organismo: favorisce la progressione del tumore che affligge la maggior parte dei suoi organi (ed effettivamente questa non è più una novità, basti pensare alla potente Thor; eh sì, a mamma Marvel piace tanto giocare con la salute dei suoi piccoli…).

Ora, la capacità di un organismo di rigenerare i propri tessuti in seguito a un danno è dovuta a un enorme quantitativo di meccanismi specifici che si attivano dentro le singole cellule. Il fatto interessante, che mi ha spinto quindi a scrivere di Deadpool, è che molti di questi sistemi sono gli stessi che utilizza una cellula tumorale. Lo scopo di questo articolo è proprio andare ad approfondire alcuni di questi meccanismi.

Diamo il via a questa trattazione parlando di Wade Wilson: il “mercenario chiacchierone” è un ragazzo dal passato piuttosto problematico e tormentato, che ha trovato la propria strada nelle forze speciali dell’esercito. Scopre successivamente di essere affetto da un tumore, ma “fortuna” vuole che in seguito a questa scoperta, venga arruolato nel progetto Arma X, proprio come il buon vecchio Logan. Tuttavia sembra che la sua sorte sia segnata, poiché il trattamento sembra non avere effetto. Wade Wilson lotteriaè veramente destinato a morire, dopotutto. Viene rinchiuso in un luogo chiamato “Ospizio”, dove i malcapitati pazienti vengono sottoposti alle più indicibili torture. La perdita di speranza in questo posto è tanto forte da spingerli a svagarsi cinicamente, giocando a una “lotteria” chiamata dead pool, dove scommettono chi sarà il prossimo a morire. Quando sembra essere giunto il momento di Wade, ecco attivarsi a sorpresa il suo fattore di guarigione: è nato Deadpool. O almeno questa è la sua storia più accreditata, secondo San Wikipedia, ma può variare da scrittore a scrittore…

La domanda che sorge spontanea ai più, me compreso, è: com’è possibile che il tumore non venga eradicato in seguito all’attivazione del fattore di guarigione? Non dovrebbe, appunto, guarire? E qui arriviamo al fulcro del discorso. Iniziamo a parlare del fattore di rigenerazione, per comprendere di cosa si tratti e poi della sua correlazione con il tumore.

Questo potere ha come scopo la stimolazione delle cellule che compongono i tessuti a rientrare nel loro ciclo di proliferazione, fino ad andare a rigenerare il sistema danneggiato. Questa, ci tengo a sottolinearlo, NON è un’opinione: la rigenerazione è, infatti, un processo fisiologico che avviene negli organi e nei tessuti.

Per semplificare, possiamo considerare i tessuti che costituiscono un organismo come appartenenti a 3 diverse categorie. Questa divisione pressoché dogmatica è stata stabilita da uno scienziato italiano anni orsono, di nome Bizzozzero. Secondo lui, i tessuti si distinguono in:

  • Labili; questi si rinnovano (rigenerano) continuamente. Un esempio estremamente noto è quello della pelle, che come sappiamo si rinnova molto spesso (quante volte ci siamo spellati prendendo troppo sole? Io la crema non la metto praticamente mai!);
  • prometeoStabili; questo tipo di tessuti è più complesso. Essi sono normalmente in stato di quiescenza (non si rinnovano) MA, se subiscono un danno, le cellule si riattivano e si adoperano per ripararlo. L’esempio che mi sento di fornirvi, in questo caso, è quello di un organo: il fegato. È meno immediato rispetto al precedente, ma magari vi può essere d’aiuto ricordare il triste destino di Prometeo, condannato a farsi mangiare il fegato dalle aquile per aver portato il fuoco all’uomo. Ebbene, i Greci lo avevano capito. Il fegato si rigenera;
  • Permanenti. Questi tessuti sono bastardi. Sono un problema serio. In caso di danno, non sarebbero infatti in grado di rigenerare. Basti pensare a casi tragici come danni neurologici o un infarto. Il cuore inizialmente si ripara, ma riparare e rigenerare sono due concetti diversi. Infatti, in un infarto, il tessuto cardiaco (che ha un’architettura complessissima) viene sostituito da tessuto fibroso. In pratica viene messa una “toppa” che però non ha la stessa capacità tipica del cuore, ossia quella di contrarsi. Tutto il cuore batte, tranne quel punto. Con il tempo si affatica, e perde progressivamente la sua funzionalità.

Questa classifica è un ottimo punto di partenza per comprendere la criticità del processo rigenerativo: lo diamo per scontato quando ci tagliamo superficialmente, ma basta un danno ancora più piccolo a livello del tessuto nervoso per causare delle conseguenze gargantuesche e permanenti.

La domanda che a questo punto spero vi sorga spontanea è: perché questi tessuti e organi hanno diverse capacità di rigenerare? È proprio questo il punto. Perché alcuni tessuti lo fanno ed altri no?

Capire questo, ci aiuterà a svelare il mistero che si cela dietro Deadpool e le sue condizioni cliniche.

Dobbiamo innanzitutto considerare che ogni tessuto e organo è composto da un’unità funzionale che è la cellula. Per questa breve trattazione, ci basterà concentrarci su di essa, d’ora in poi.

Una cellula ha la capacità, come ci è stato detto al liceo, di dividersi attraverso un processo definito Mitosi. La mitosi, o divisione cellulare, è ciò che si attiva in caso di danno (o fisiologicamente, nei tessuti labili) e che consente la rigenerazione di un tessuto. Una cellula, per dividersi e proliferare, deve attraversare una serie di stadi che, tutti insieme, costituiscono il ciclo cellulare.

Questi stadi sono:

stadi– G1, o primo punto di controllo (Gap 1);
– S, dove il DNA dentro la cellula viene duplicato;
– G2 (Gap 2);
– M, dove avviene la separazione fisica (Mitosi) della cellula.

Mentre le fasi S ed M sono piuttosto intuitive, e hanno come scopo la creazione di due cellule figlie a partire da una mamma cellula, le altre due fasi di gap sono critiche ed hanno una funzione differente.

G1 e G2, infatti, tengono sotto controllo le condizioni e la salute della cellula e di tutte le cellule circostanti. Sono in grado di percepire segnali di danno in risposta ai quali attivano le fasi successive; Se G1 percepisce un danno alle cellule accanto, spingerà la cellula affinchè si divida, per tappare il buco appena creatosi. Allo stesso momento, questi punti di controllo verificano che la cellula non abbia danni nel DNA che potrebbero generare delle cellule figlie “sbagliate”. In questo caso, bloccheranno la mitosi per evitare che quel tessuto cresca male.

Per realizzare ciò, durante la fase G1 e la fase G2 vengono espresse delle molecole chiamate “guardiani del genoma”. In particolare, il guardiano più importante in assoluto ha un nome che fa tremare tutti gli scienziati del mondo: p53. Questa molecola altro non è che una proteina, la cui funzione è verificare che la cellula sia in salute e in grado di replicare: se lo è, favorirà la mitosi attivando una serie di regioni del DNA (geni); altrimenti attiverà diverse regioni del DNA, per bloccare la cellula e, se necessario, eliminarla.

Le regioni del DNA che, se attive, favoriscono la proliferazione della cellula, sono dette oncogeni. Quelle che invece la tengono sotto stretta sorveglianza sono dette oncosoppressori. Essi, in un sistema sano e fisiologico, si equilibrano a vicenda.

Tuttavia, questo avviene in ogni cellula e non fornisce una spiegazione al perché non tutti i tessuti rigenerino allo stesso modo. La ragione di ciò risiede nella complessità dei singoli tessuti: quando una cellula si specializza in cellula nervosa o cardiaca anziché cellula della cute, inattiva in modo pressochè permanente la maggior parte degli oncogeni. Questo perché deve specializzarsi, e la specializzazione richiede un grosso quantitativo di energia, che altrimenti sarebbe dispersa nel controllo e attivazione della proliferazione. Di fatto, più una cellula è specializzata, meno è in grado di proliferare.

Ed è proprio qui che volevo andare a parare. La capacità fantastica di Deadpool è quella di riuscire ad attivare il ciclo cellulare in OGNI tessuto, con la stessa efficacia. Il mercenario chiacchierone è letteralmente in grado di prendersi gioco del lavoro cui Bizzozzero ha dedicato l’esistenza. Non importa che il tessuto danneggiato sia labile, stabile o permanente: Deadpool sarà in grado di rigenerarlo come nuovo. In sostanza, i guardiani del genoma di Deadpool sono talmente tanto efficienti da attivare la mitosi anche in quelle cellule così specializzate da aver spento la capacità replicativa.

L’ultimo punto che voglio trattare, per evitare di allungare troppo il brodo, è la cruciale questione da cui sono partito: perché non guarisce dal tumore.

Come alcuni di voi avranno notato, prima ho parlato di ONCOgeni. Ebbene, mi duole dirlo ma una cellula tumorale non è altro che una cellula dell’organismo che ha perso la capacità di regolare l’equilibrio tra oncogeni ed oncosoppressori, ossia tra proliferazione e controllo. Questo può essere causato da mutazioni del DNA dovute a radiazioni, o da alterazioni di natura ereditaria o da altri innumerevoli fattori di cui non mi metterò a discutere ora. Tuttavia, l’effetto è immediatamente comprensibile osservando la seguente immagine:
ONCOGENI ATTIVATI. Proto-ONCOGENI. ONCOSOPPRESSORI. Trasformazione neoplastica.

Nel corpo di Wade Wilson, le cellule non tumorali sono molto ricettive e sono in grado di proliferare se percepiscono anche il minimo danno. Tuttavia, una volta rigenerato, si attiveranno gli oncosoppressori che bloccheranno la mitosi e fermeranno il ciclo cellulare, ristabilendo l’equilibrio. Le cellule tumorali, invece, fanno sempre parte dell’organismo di Deadpool, ma non sono in grado di attivare gli oncosoppressori. Dunque, di fatto, percepiscono SOLO lo stimolo di proliferazione, senza controllo: Il tumore di Wade è un super tumore proprio per questo motivo. Il suo fattore di guarigione, anziché curarlo, lo ha potenziato enormemente.

Voglio concludere questo articolo evidenziando un fatto di cui vado enormemente fiero.

In tempi relativamente recenti, la medicina ha iniziato a fare passi da gigante sulla rigenerazione dei tessuti. Attraverso l’utilizzo di cellule staminali e della biologia molecolare si sta arrivando a capire come consentire a tessuti prima considerati permanenti di rigenerare completamente.

Si è ancora abbastanza lontani dalla meta, ma ce la stiamo mettendo veramente tutta.

Ci sono persone che ogni giorno lavorano per comprendere quel qualcosa in più, e quel qualcosa finirà su una rivista specializzata che verrà letta da qualcuno in un’altra parte del mondo. A sua volta, quel qualcuno si adopererà per portare il suo contributo, e un giorno mettendo insieme tutti questi piccoli progressi quotidiani si arriverà a qualcosa di magistrale.

La meraviglia della scienza non è nelle sue scoperte, ma nella rete universale che ha creato, a prescindere da qualsiasi distinzione razziale. La meraviglia è nel contribuire a creare un mondo d’informazioni e conoscenze condivise che prescindono dall’implacabile stupidità dell’essere umano. Al di fuori del proprio lavoro, qualunque scienziato può essere un cazzone. Ma questa rete di studi, esperimenti, verifiche e possibilità rappresenta un baluardo dell’intelligenza umana.

Dr. Connors

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